Cantuccini all'olio del Carmine....ed ho scoperto un pasticcio!

E' stato molto divertente ed interessante. Per questo post ho iniziato a cercare informazioni sui famosissimi Cantuccini. Inizialmente sono andata a consultare le fonti a me più familiari: l'Artusi, il Talismano della felicità ed ovviamente La Cucina Marchigiana di N. Mazzara Morresi...infatti devo confessare che l'obiettivo era di trovare qualche testimonianza che mettesse in dubbio le origini esclusivamente Toscane di questi biscotti diffusi anche nella tradizione culinaria marchigiana.
In questi libri ho trovato ricette simili ma sotto il nome di Biscotti Croccanti o Biscotti alle Mandorle.
Poi sono passata alla ricerca su internet ed allora ho scoperto che l'argomento "Cantuccini" è una cosa complessa e molto seria....
Ma per prima cosa, ecco la ricetta di Sfoglina Simonetta che è stata l'occasione per dare inizio a questa ricerca. Simonetta ci ha fatto assaggiare la versione del Cantuccino senza burro ma solo con il nostro Olio del Carmine. E' buonissimo! 
Ecco gli ingredienti:
2 uova
180 gr di zucchero
2 cucchiai di liquore amaretto
2 cucchiai di mistrà
1/2 scorza di arancia grattugiata
40 gr. di Olio del Carmine
350 gr. di farina "0"
1/2 bustina di lievito per dolci
100 gr di mandorle con buccia tritate grossolanamente

Montate le uova con lo zucchero utilizzando le fruste elettriche.
Mescolando poi con un cucchiaio di legno, unite la scorza grattugiata dell'arancia, i liquori,  l'olio (a filo)  ed il lievito mescolato alla  farina setacciata.
Mescolate bene e all'ultimo unire le mandorle.
Dovrete ottenere un impasto consistente ma non troppo duro  che staccherete dalla ciotola aiutandovi con una spatolina;  formate due filoncini su una teglia rivestita con carta forno e cucinare in forno a  180° per 20 min. circa. Per accertarvi della cottura fate la prova stecchino .
Fate raffreddare i filoncini ed affettarli.
Disporli nuovamente sulla teglia per "biscottarli" ; infornare a 140° per altri 10 min. circa.
Fateli raffreddare bene e conservarli in contenitore ermetico.
Se volete ottenere un colore dorato, spennellate i filoncini prima di infornarli  con un tuorlo mescolato con un cucchiaio di acqua.

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....ed ora vi racconto ciò che ho scoperto

  •  il termine "Cantuccino" viene citato nel dizionario dell’Accademia della Crusca  dal 1691 come biscotto a fette:

  "Cantuccio - Biscotto a fette, di fior di farina, con zucchero e chiara d'uovo"

.....ma senza mandorle!!
...ed ecco che viene fuori il pasticcio...

Bisogna partire dall'errata abitudine di pensare che cantuccini biscotti di Prato siano la stessa cosa (anche la pagina Wikipedia dedicata ai Cantuccini li considera sinonimi):
i primi in passato erano ben definiti come impasto simile al pane, con aggiunta di anice o finocchio, cotti in forno, tagliati in maniera obliqua e rimessi in forno a biscottare. La procedura era dovuta al fatto che dovessero durare il più a lungo possibile. Per capirci erano molto simili ai Lagacci genovesi 
"Veri" Cantuccini

Mentre i "biscotti di Prato" autentici sono realizzati con un impasto di farina, zucchero, uovo, mandorle e pinoli e non si dovrebbe usare alcun tipo di lievito o di grassi, come burro od olio
"Veri" Biscotti di Prato

Quindi alla luce di queste scoperte dovremmo correggere il titolo :
Cantuccini all'olio del Carmine
in un più generico
......Biscotti alle Mandorle con Olio del Carmine

Fonte: La vera storia dei cantuccini e dei biscotti di Prato di M. Ferri 


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Non è Olio Italiano....Olio, giù la maschera! - di Francesco Condoluci

Qualche giorno fa mi è capitato di leggere un interessante articolo di Francesco Condoluci pubblicato sulla rivista "AirOne Magazine" che con molta chiarezza racconta ciò che succede nel mercato dell' olio extravergine.....mercato molto interessante perché grande ed in continua crescita.
Mi permetto di citarlo per intero:

"Ogni anno nel mondo se ne consumano 3 milioni di tonnellate: è un business in continua crescita, quello dell'oro verde. Ma oggi , per un consumatore, orientarsi nella giungla dello scaffale é sempre più difficile, a maggior ragione da quando il comparto è in mano di multinazionali straniere e furbetti di casa nostra. Questi personaggi, sfruttando le falle della normativa, hanno invaso il mercato con extravergine che spesso non sono tali e con oli che, nella gran parte dei casi, di italiano hanno solo il nome.

É l'alimento principe sulle tavole degli italiani. Un prodotto a cui nessuno riesce a rinunciare. L' olio d'oliva, dopo tutto, è la quintessenza della tradizione culinaria europea e mediterranea e, in maniera particolare, dell' Italian style gastronomico. Estratto dalle olive - le drupe, per i tecnici - " l'oro verde", così come viene chiamato per il suo straordinario valore intrinseco, ha una storia millenaria che affonda le radici nelle prime civiltà urbane del mondo, da quella Mesopotamica a quella Ellenica.
La pianta dell' olivo- assieme ai suoi frutti ed alla produzione olearia che ne deriva- ha accompagnato l'uomo nell'arco dei secoli, facendosi venerare, nei tempi antichi, quasi come fosse una divinità. Basti pensare che la costituzione degli ateniesi scritta da Aristotele intorno al 330 a.c. prevedeva 'la pena di morte per chi si fosse reso responsabile di sradicamento o abbattimento di un ulivo'. Nell'Antica Grecia, del resto, l'olio veniva utilizzato per le più svariate esigenze: non solo per alimentazione, ma per la cura del corpo, per l'illuminazione, come unguento e per officiare le pratiche religiose. E infatti, un cittadino ateniese, a quei tempi, consumava in media 55 l di olio all'anno. Oggi, a distanza di millenni, il consumo annuo pro capite, in generale, si è ridotto (circa 11 l a famiglia in Italia) ma in compenso si è allargato sensibilmente il bacino mondiale dei consumatori: nel 2012, secondo i dati Ismea, sono state consumate nel mondo quasi 3 milioni di tonnellate di olio d'oliva.
Un mercato in netta ascesa che, essendosi allargato negli ultimi anni anche a Stati Uniti e Cina, è destinato con ogni probabilità a crescere ancora.
I FURBETTI DEL FRANTONIO

E l'offerta? Beh, l' offerta ha fatto presto ad adeguarsi a questa domanda proveniente dalle tavole di mezzo pianeta. Il problema, semmai, è il "come" si sia adeguata. Forzando cioè i tempi ed i ritmi naturali pur di far trovare sullo scaffale al consumatore- in qualunque stagione e senza soluzione di continuità, malgrado la produzione dei diversi coltivar esistenti vari di anno in anno- il proprio olio preferito e, soprattutto, a prezzi sempre più stracciati. In pratica oggi, le aziende, piuttosto che produrre olio secondo le regole (e i capricci) della natura, si sono specializzate nel "fabbricare" su misura, attraverso espedienti chimici, quelli più richiesti dai consumatori. Spacciando poi, grazie alle falle della normativa in materia, per " prodotto italiano" (in realtà soltanto lavorato, imbottigliato ed etichettato nel nostro paese) miscugli di oli meno pregiati provenienti da altri paesi produttori. La prassi, poco costosa e molto redditizia è nota e la spiegano molto bene Mara Monti e Luca Ponzi nel loro libro-inchiesta "Cibo criminale". 'La maggior parte dei consumatori non sa che, ad accezione di alcune dop, la maggior parte dell'olio d'oliva prodotto e messo in commercio deriva da miscela di oli di provenienza diversa- si legge nel testo uscito l'anno scorso- le multinazionali acquistano ingenti quantità di olio di provenienza diversa e con l'aiuto della chimica lo rendono aderente al gusto ed all'organolettica desiderata. In sostanza, l'olio non viene più spremuto dalle olive ma viene fabbricato'. Già le multinazionali. Alla fine, le strade del grande inganno dell'olio conducono a loro e, soprattutto, portano dritto in Spagna, il primo produttore oleico al mondo e l'unico con una filiera veramente industriale basata su coltivazioni intensive di olivi e processi produttivi su larghissima scala  che nulla hanno a che vedere con i piccoli frantoi di cui ancora oggi (fortunatamente) è disseminata l'Italia. Gli italiani, tuttavia, restano i primi rivenditori al mondo dal momento che i marchi storici dell'olio nostrano sono ancora oggi quelli che rendono di più sul mercato. Questo gli spagnoli lo hanno capito da un pezzo e infatti, anni fa, hanno fatto man bassa dei nostri brand, acquistando uno dietro l'altro Carapelli, Sasso e Bertolli. Marchi che oggi sono di proprietà della Deoleo, l'holding iberica che, non a caso, detiene il 22% del mercato globale dell'olio d'oliva. Se in Italia per produrre un kg d'olio ci vogliono non meno di 3,5 €, in Spagna bastano circa 50 centesimi e in Tunisia fino a 20-30 centesimi in meno. Dunque, se un'azienda italiana o straniera ma con un marchio italiano importa olio proveniente dalla Tunisia a 0,20 €/l, lo veste di Italian Sounding- mettendo cioè in etichetta la cartina dell'Italia o facendo percepire il concetto di italianità a partire dal nome, pur indicando in piccolo è "olio proveniente da oli comunitari" per rimanere nell'alveo della legalità- e lo rivende a (minimo) 4 € al litro, tolti i costi fissi (trasporto, etichettatura, imbottigliamento,magazzino, supermercato), ha un margine di almeno 2,5 € a litro. Un guadagno a dir poco enorme. Che infatti ha scatenato gli appetiti di tutti, dalle multinazionali ai nostri "furbetti del frantoio". Sia chiaro infatti che, malgrado la croce ricada spesso ai cosiddetti "signori dell'Olio" che siedono negli uffici delle holding, molte delle truffe nel comparto hanno il marchio di casa nostra. Prova ne siano i numeri casi finiti nella cronaca giudiziaria: da quelli successi ad Andria e Cerignola, in Puglia, al caso Valpesana in Toscana.

EXTRAVERGINE EX LEGE
Altro dettaglio di non poco conto: la gran parte dell'olio che troviamo in circolazione nella Grande Distribuzione viene indicato in etichetta come "extravergine". Perchè un olio possa essere definito tale, secondo la legge, l'acido oleico "non deve superare lo 0,8". Eppure gli esperti sostengono che se le olive sono sane, raccolte al momento giusto e lavorate come si deve, l'acido oleico non supera mail lo 0,3. La forbice così ampia voluta (un caso?) dalla normativa vigente consente pertanto che nella categoria "extravergine" rientrino oli che non ne avrebbe diritto ma, di fatto, lo acquisiscono ex lege: attenzione quindi ad acquistare oli la cui acidità è più vicina allo 0,8 che allo 0,3. Sempre agli autori del libro Cibo Criminale il presidente della Cia Puglia, Antonio Barile, ha dichiarato: "In Italia su 9 bottiglie che dichiarano di contenere extravergine solo 7 lo contengono, 2 attestano il falso. E sulle 7 che dicono la verità, solo 4 contengono extravergine italiano, nelle altre c'è olio estero". Ma ad attentare alla buona fede dei consumatori poco avveduti (la stragrande maggioranza, quella cioè che compra principalmente oli in offerta) non c'è solo la fuorviante attestazione di provenienza, ma anche contraffazioni più sofistificate, come la "deodorazione". Gli oli deodorati sono oli d'oliva non commestibili per via dei grossi difetti che, con accorgimenti fisici e meccanici (non chimici, e quindi autorizzati a mantenere sull'etichetta "ottenuti meccanicamente"), diventano senza difetti, ma che non possono essere venduti come extravergine, a meno che non vengano miscelati con una quota di extravergine. Un olio deodorato è riconoscibile in laboratorio per la presenza di alchil esteri (si formano se le olive subiscono processi di fermentazione). Lo scandalo è che mentre prima erano fuorilegge, ora l'assurda legge europea sulla libera circolazione dei deodorati li permette fino ad una presenza di alchil esteri di 70 mg/kg: tali sono i valori che la Spagna si è fatta approvare da Bruxelles, contro i 30 mg/kg che aveva richiesto l'Italia. Il perchè, a questo punto, dovrebbe esservi abbastanza chiaro."

Questo articolo racconta di un'altra ricchezza italiana svilita e svenduta.
Penso che solo curiosità, informazione e indignazione contro le ingiustizie e le frodi possano riscattare un prodotto meraviglioso e far ritrovare il gusto ed il sapore della nostra storia!

II Viaggi del Gusto
AirOne Magazine
Novembre 2013

Francesco Condoluci


Ciambellone marchigiano

Il ciambellone marchiginano è un antico dolce della nostra regione che ci riporta ai ricordi delle nostre mamme, delle nostre  nonne che un tempo lo cucinavano nei forni a legna.
Era il dolce delle feste, il dolce che concludeva il pranzo sull'aia nei giorni dei grandi lavori in campagna, il dolce della domenica .

Come da tradizione è ottimo accompagnato da un bicchiere di vino o vin cotto e per colazione invece è ottimo inzuppato nel latte e caffè.
Diverse sono le versioni del ciambellone ma sicuramente gli ingredienti che lo caratterizzano sono  l'olio extravergine d'oliva ed il Mistra'. 
Ricetta per 2 ciambelloni
4 uova
200 g. di zucchero
600 g. di farina "0"
50 g di mistrà
1 limone grattugiato
100 ml di Olio extravergine d'oliva Del Carmine
250 g di uvetta sultanina (lasciata in ammollo per 3 ore e ben asciugata)
1 bustina di lievito per dolci
zucchero a velo per spolverare

Montare bene le uova con lo zucchero utilizzando le fruste elettriche o la planetaria ed unite a filo l'olio.
Diminuire la velocità ed  unire il mistrà, la scorza di limone grattugiata, metà della farina. Cambiate le fruste con il gancio (oppure utilizzate un cucchiaione di legno)  e versate  la rimanente farina ed  il lievito.
Mescolate bene ed unite l'uvetta .
L'impasto risulterà abbastanza morbido, quindi andrà disposto su una teglia con carta forno utilizzando un cucchiaio per distribuirlo e dare la forma di due filoncini.
Spolverate con lo zucchero a velo ed informate a 180° per 25 m.; abbassate poi a 160° per 10 min.
Prima di sfornare fate la prova dello stecchino, una volta estratto deve essere perfettamente asciutto.
Va gustato il giorno successivo quando i sapori sono maturati ed acquisisce ancora più  fragranza se conservato in frigorifero in un contenitore chiuso.

Sfoglina Simonetta
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Un po' di storia....da "La Cucina Marchigiana" di Nicla Mazzara Morresi
"Secondo la tradizione, soprattutto in campagna, le nozze un tempo avvenivano dopo la vendemmia, cioè- come si diceva- a vino nuovo, quando ormai tutti i lavori più duri e pesanti erano conclusi e negli animi c'era maggiore distensione e serenità. Stanno a ricordarlo questi versi popolari: "Ecco 'rriata arfine quella data, che 'll'ua' dovnega dorge e sapurita e a cassa fa portà la donna amata".
Ed ancora la tradizione vuole che prima delle nozze, in campagna, si proceda con rito solenne alla "stima", cioè alla valutazione della dote della sposa. Questo momento veniva accompagnata da stornellate, suoni di organetto, balli sull'Aja e abbondanti libagioni di vino bianco, offerto dal "vergaro".
La "Stima del Corredo": un'occasione per offrire il Ciambellone
Dolce di prammatica : il Ciambellone, preparato dalle donne di casa e cotto a fuoco leggero di fascina, nel classico forno di campagna. Veniva servito a fette, insieme con la crema che, cotta nel paiolo di rame, era tirata su e distribuita con il mestolo. Ma il ciambellone rimane tuttora prescelto in occasione di feste familiari, battesimi e cresime; è stato definito «il dolce delle folle», perchè viene consumato sempre in riunioni allegre e rumorose e a conclusione di pranzi e cene grasse. Non per nulla appare nelle colazioni approntate per i partecipanti alla «battitura», cioè alla trebbiatura del grano. Il ciambellone continua a rimanere ancora oggi il dolce marchigiano per eccellenza e, da un'origine prettamente contadina, ha superato i suoi limiti, estendendosi fino alla città dove ha raccolto unanimi e costanti consensi."



L'Arte di tirare la Sfoglia....W le donne!!!


Tutto inizia da un corso di pasta fresca organizzato al nostro agriturismo La Tavola del Carmine: la Sfoglina Simonetta ha regalato la sua esperienza ed insegnato a tirare la sfoglia, confezionare tagliatelle e paste ripiene.

Mattarello, farina, uova e tanta pazienza.....durante questi corsi sono stati un piacevole diversivo alla vita quotidiana ma nei tempi passati, nella realtà contadina della nostra regione, erano gli strumenti fondamentali per uno dei tanti compiti affidati alle donne, alle vergare marchigiane: tirare la sfoglia.

E' per questo che ci sembra curioso affiancare le foto del nostro corso ad alcune immagini storiche che abbiamo trovato e che ritraggono due tipi di donne lontane nel tempo e nello stile di vita ma impegnate nella stessa mansione.
Così possiamo ricordarci di come eravamo, di come vivevano le donne nelle campagne marchigiane un po' di anni fa.
W le donne!!!!!!

Sfoglina Simonetta sarà anche una co-autrice di questo Blog e presto pubblicherà le sue ricette ed i suoi consigli.
Sfoglina Simonetta impegnata nel suo corso
Ed ora qualche indicazione pratica...
"La maggior parte delle donne marchigiane è sempre stata abilissima nel confezionare la pasta in casa, rispettando fedelmente dosi e tempi, tramandati dalle anziane vergare. Il segreto per ottenere un risultato sicuro sta nello sforzo e nella destrezza con cui viene trattato l'impasto, nonchè nel rispetto di inderogabili regole per quanto riguarda la cottura...

Ingredienti: 1 uovo per ogni 100 g di farina
Si versa sulla "spianatora" la farina occorrente (se ne consiglia un etto a persona); al centro della montagnola si apre un buco con le mani- la cosiddetta fontanella- in cui si fanno scivolare le uova intere e si aggiunge un pizzico di sale. Con la punta delle dita si comincia ad impastare dall'interno della fontanella, incorporando a poco a poco la farina nelle uova.
Per rendere l'impasto un po' morbido si può aggiungere anche un cucchiaio di Olio (ovviamente Olio del Carmine) e si lavora per una decina di minuti con un movimento ritmato. Alcune donne accompagnano addirittura la spinta delle braccia sulla massa, sollevandosi e abbassandosi alternativamente sulla punta dei piedi: quando l'impasto risulta ben omogeneo, si raccoglie a palla e si lascia riposare tra due piatti o avvolto in un tovagliolo.
Quindi si procede all'operazione giustamente definita la più delicata, quella di tirare la sfoglia con il mattarello, sempre infarinato, perchè la pasta non si appiccichi o si strappi.
La Sfoglia va allargata un po' alla volta e, per essere perfetta, deve avere uno spessore uniforme di due millimetri. Ogni tanto si stacca dalla "spianatora" e si arrotola sul mattarello, poi si svolge di nuovo e si riappoggia spostandola a più riprese con un movimento rapido che va da destra a sinistra. 
Dopo qualche minuto si passa a tagliare la sfoglia nel formato che si desidera: quadrati, tondi, rettangoli da farcire per lasagne, ravioli, cannelloni, cappelletti. Se si vogliono le tagliatelle, si arrotola la sfoglia tagliandola con un coltello lungo ed affilato. A mano a mano che le tagliatelle sono pronte, si stendono delicatamente su un canovaccio......."La Cucina Marchigiana, storia e folclore - Nicla Mazzara Morresi


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Focaccia...un piccolo segreto

Focaccia: una bella idea per aperitivi, per feste di compleanno o semplicemente per arricchire la cena e sostituire il semplice pane con qualcosa di più sfizioso.
La sua storia è antica: Panis focacius - dal latino, panis = pane, focus = fuoco - ovvero pane schiacciato cotto sotto le ceneri del focolare. Le focacce venivano offerte agli dei dai Latini. Nel Rinascimento, la focaccia veniva consumanta insieme al vino durante la celebrazione dei matrimoni, al momento della benedizione. E' sempre stata un cibo per le feste!
In tutto il mondo ci sono tantissimi tipi e varianti di focaccia , dal pane arabo e indiano fino alla pizza napoletana e alla focaccia genovese.

Per preparare una buona focaccia, è necessaria una buona pasta ben lievitata (è adatta la pasta della pizza e del pane semplice)  ed un buon Olio con cui ottenere una croccante doratura. 
E per questo c'è un segreto...
Basta preparare una emulsione di acqua ed olio che oltre a dorare la superficie esterna aiuterà a mantenere la pasta giustamente umida e morbida all'interno


Ecco come procedere:
  • Stendere la pasta sulla teglia ed imprimere alla focaccia le classiche fossette usando i polpastrelli delle dita
  • Mescolare in un recipiente con costanza e sufficiente energia due parti d'olio (ovviamente Olio Del Carmine) e una d'acqua 
  • Si otterrà così una crema densa da cospargere sulla superficie della focaccia
  • Cuocere al forno a 200°C per 10/15 minuti. 

Che cos'è un' emulsione?
"Scientificamente una "emulsione" è una miscela di due liquidi non compatibili resa possibile grazie alla presenza di tensioattivi.
L' esempio classico in cucina è la maionese, in cui l'olio si mescola all'acqua contenuta nel tuorlo (il 50% del suo peso) grazie ai tensioattivi del tuorlo d'uovo, che sono le lecitine.
Quando si versa l'olio nell'acqua, l'emulsionante avvolge le singole goccioline di grasso e si lega all'acqua grazie alla testa idrofila delle sue molecole. L'operazione si effettua mescolando affinché si formino delle gocce d'olio il più piccole possibile. Si capisce quindi l'importanza di versare lentamente e di mescolare con cura ogni parte della miscela: per disperdere le gocce, renderle più piccole possibile e farle avvolgere dal tensioattivo. Se si versa l'olio tutto in una volta e non si mescola non si ottiene certo un'emulsione. Inoltre non è necessario mescolare troppo velocemente o con violenza; anzi, quando si  aggiunge grasso ad un'emulsione già ottenuta, è importante lavorare dolcemente per non rischiare di rompere le gocce già formate."

Buona focaccia!!!!
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Perchè il Picchio è il simbolo delle Marche?

Una visita ad Ascoli Piceno è stata l'occasione per scoprire una storia bellissima....
Confesso: non conoscevo l'origine del simbolo della nostra Regione, il Picchio Verde!
La scelta trae origine da una antichissima tradizione che narra di popolazioni Sabine che attraversarono l'Appennino seguendo un totem: cioè un animale-guida di cui venivano interpretati i movimenti ed il comportamento per trarne auspici e indicazioni sulla direzione del viaggio. E seguendo il Picchio Verde nacque la popolazione dei Piceni!!
Essi partirono dalla Sabina e popolarono tutto il territorio compreso tra il fiume Foglia e il fiume Salino, fino a dare unità etnica a tutte le attuali Marche.
La Regione Marche ha scelto il suo Logo nel marzo del 1980!
Ma un'altra informazione interessante è stata quella riguardante il Ver Sacrum (Primavera Sacra).
Leggendo informazioni su Ascoli, sui Piceni e sul simbolo delle Marche ho appreso che Ver Sacrum era la ricorrenza rituale che fece nascere nuove popolazioni tra cui appunto i Piceni
In occasione di carestie e in momenti difficili, o per scongiurare un pericolo particolarmente grave, si rendevano necessari dei processi migratori. Si usava allora sacrificare i primogeniti nati nel periodo primaverile al dio Mamerte (Marte). Il sacrificio, dapprima cruento con l’uccisione dei bambini, col tempo si andò modificando al fine di soddisfare le esigenze della tribù e cioè quella di allargare la propria influenza su nuove terre. I bambini offerti a Mamerte diventavano “Sacrali”. Il destino dei “Sacrali” era segnato. Ad un’età abbastanza matura erano obbligati a lasciare la propria tribù e cercare nuove terre da popolare. Tra i vari simbolismi della cerimonia sacrale la più importante era quella di adottare come guida un animale (....ed ecco che torniamo al Picchio!)

Ma Ver Sacrum è anche la rivista fondata dal Movimento Secessionista Viennese nel 1898. Gustav Klimt, Egon Schiele, Koloman Moser, Otto Wagner, Joseph Maria Olbrich e Joseph Hoffmann ne furono gli ideatori e principali esponenti.
I Secessionisti volevano “risvegliare, stimolare, diffondere la sensibilità artistica del nostro tempo”....“Portare l’arte straniera a Vienna” contro ogni provincialismo “ perché possa trovare stimolo […] anche il grande pubblico particolarmente sensibile all’arte, educandolo ad appropriarsi del senso estetico, che è presente come istinto in ogni uomo, indirizzandolo alla bellezza e alla libertà di pensare e di dire”- così recitava il primo editoriale di VerSacrum sulla cui copertina si trova l'immagine simbolica di un albero in fiore che rompe il vaso costrittivo in cui è contenuto.

Le popolazioni Italiche e la Secessione Viennese in qualche modo unite in un grande messaggio di innovazione e voglia di cambiamento!!!

Forse in Italia c'è proprio bisogno di una nuova Ver Sacrum che vada alla ricerca del nuovo, del progresso recuperando proprio i valori della nostra grandezza passata!!!
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DifferentTaste e il Coniglio in Potacchio con Olio del Carmine

Durante il Taste di Firenze, abbiamo conosciuto Andrea Volpini - cuoco fotografo viaggiatore.
Dopo una chiacchierata piacevole accompagnata da una degustazione completa dei nostri prodotti, Andrea ha deciso di dedicare una ricetta al nostro Olio del Carmine e di pubblicarla sul suo bellissimo blog "DifferentTaste".

La pubblichiamo oggi, offrendo una versione leggermente diversa dalla ricetta del Potacchio già pubblicata nel nostro Blog- vedi Pollo in Potacchio.
Aspettiamo commenti!!!

Grazie ancora ad Andrea per la sua gentilezza e complimenti per il suo lavoro!!!

Ecco la ricetta di Andrea:


Il coniglio in putacchio o potacchio, è un secondo piatto tipico della tradizione culinaria marchigiana. E' un piatto molto saporito e sostanzioso che può essere accompagnato con verdure gratinate.
Per il condimento del coniglio e delle verdure ho utilizzato l'olio del Carmine, visto che ho avuto l'opportunità di incontrare i titolari al 
Taste 8 di Firenze.Azienda del Carmine produce olio nella zona di Ancona dove l’influsso del mare offre un ottimo microclima del quale ne possono beneficiare le piante. Le olive vengono raccolte per varietà assicurandosi di cogliere ogni frutto nel giusto momento di maturazione e grazie al frantoio aziendale viene garantita l’immediata frangitura.
Oltre alla produzione dell’olio c’è un laboratorio che è alla continua ricerca di idee e prodotti in cui l’olio sia il protagonista. E’ inoltre possibile saggiare personalmente l’olio alla Tavola del Carmine un ristorante che propone fantastici piatti preparati da Raffaella ed Alice.
Un ringraziamento particolare ad Antonio Roversi, proprietario ed ideatore dell’Azienda del Carmine, Laura di Mattia ed Antonella Roversi per la disponibilità e per il campione di olio.



Ingredienti per 6 persone :

  • Coniglio - 1kg
  • Pancetta - 100gr
  • Rosmarino - 1 mazzetto
  • Prezzemolo - 1 mazzetto
  • Vino bianco - 1 bicchiere
  • Aglio - 5 spicchi
  • Aceto
  • Sale e pepe

Preparazione :
Lavare il coniglio prima con l'acqua e poi con un misto di vino e aceto in parti uguali, asciugare lasciare a riposo per qualche minuto.
Tritare la pancetta con gli spicchi d'aglio e farli rosolare in una pentola con mezzo bicchiere di olio caldo. Unire il coniglio, aggiungere sale, pepe, rosmarino e due spicchi d'aglio interi e fare dorare uniformemente.
Aggiungere un bicchiere di vino coprire e lasciare cuocere a fuoco basso per circa 30 minuti.
Terminata la cottura lasciare riposare qualche minuto ed aggiungere il prezzemolo tritato.







Orto Chic | Milano

In questa domenica piovosa di inizio primavera sono andata a visitare una bellissima iniziativa organizzata a Milano ai Chiostri della Società Umanitaria in via San Barnaba:

ORTO CHIC
"L'orto in città diventa fashion!
Evento mostra-mercato con un occhio di riguardo per la moda, l'arte e la decorazione"

Questa mostra-mercato dedicata all'orto di città offre una nuova idea di verde: vuole invogliare chi abita in città a coltivare ortaggi ed erbe anche nei ristretti spazi offerti dalle abitazioni di città ponendo però in evidenza l'importanza dell'aspetto decorativo ed estetico che può rendere l'orto stesso un vero e proprio spazio d'espressione di bellezza artistica!!
Ortochic è stato arricchito di tanti altri bellissimi contenuti, infatti è stato inserito in una manifestazione più ampia: Arte da mangiare, mangiare Arte che è un appuntamento ormai consolidato per la cultura milanese insieme a "Orto d'artista: dalla semina al raccolto".Camminando nei bellissimi chiostri quattrocenteschi si incontrano installazioni e piccole mostre, tra cui "L’Agenda Rossa di Paolo Borsellino*- Installazione per “L’Orto degli Oggetti Smarriti” che si completava con questo bellissimo scritto:
"Sarebbe bello se, in un ipotetico Orto degli oggetti smarriti, potessimo riappropriarci dei buoni frutti di chi ha seminato senza aver potuto raccogliere. Recuperare la storia, la memoria, la verità che abbiamo smarrito insieme al buongusto ed alla curiosità di conoscere e ri-conoscere il valore delle cose.
Per sperare in un buon raccolto occorre che sia stata fatta una buona semina su un terreno fertile che abbia goduto i momenti propizi della “buona stagione”. Bisogna poi curare, coltivare e proteggere, saper riconoscere i buoni frutti dalle cattive erbacce…le storie importanti dai rituali banali che non mettono nulla in discussione ma fanno audience.
Come insegna il Piccolo Principe di Saint-Exupery dobbiamo ritrovare il filo della coscienza e della capacità di discernimento:
“…sul pianeta del piccolo principe ci sono , come su tutti i pianeti, le erbe buone e quelle cattive. Di conseguenza dei buoni semi di erbe buone e dei semi cattivi di erbe cattive . Ma i semi sono invisibili. Dormono nel segreto della terra fino a che all’uno o all’altro pigli l’idea di risvegliarsi.....
...Allora si stira e sospinge da principio timidamente verso il sole un bellissimo ramoscello inoffensivo . Ma se si tratta  di una pianta cattiva, bisogna strapparla subito, appena la si è riconosciuta”. C’erano dei terribili semi sul pianeta del piccolo principe: erano i semi del baobab. Il suolo ne era infestato. Ora, un baobab, se si arriva troppo tardi, non si riesce più a sbarazzarsene. Ingombra tutto il pianeta. Lo trapassa con le sue radici. E se il pianeta è troppo piccolo e i baobab troppo numerosi lo fanno scoppiare. “E’ una questione di disciplina” mi diceva più tardi il piccolo principe. Quando si ha finito di lavarsi al mattino, bisogna fare con cura la pulizia del pianeta. Bisogna costringersi regolarmente a strappare i baobab appena li si distingue dai rosai ai quali assomigliano molto quando sono piccoli”
Monica Scardecchia e Gianfranco Maggio
* L’agenda rossa sulla quale Paolo Borsellino annotava appunti personali, supposizioni, e dichiarazioni di collaboratori di giustizia e dalla quale non si separava mai, specie dopo la morte di Giovanni Falcone, è misteriosamente sparita dalla borsa che aveva con sé il giorno dell’attentato (19 luglio 1982)
Ma, tornando al nostro orto, ho trovato tante idee originali, ecco alcune immagini: 
  • la cassettina "Erbizia" di "Grow the Planet" (è proprio seguendo le loro attività su Facebook che sono venuta a sapere di OrtoChic....grazie!!!)
  • sistemi idroponici
  •  particolari sistemi per far crescere l'orto in verticale, piccolissime serre, borse della spesa che si trasformano in colorati portapiante
  • piante, piante, piante....... 
  • ma non solo......ho trovato tante proposte originali: libri bellissimi per bambini e spezie dalle più preziose proprietà per il nostro benessere fisico e psicologico (per anni abbiamo coltivati ettari di Coriandolo, ma non immaginavamo.....10 euro all'etto!!!!??)

E' stato molto interessante: peccato la pioggia! Speriamo che Orto Chic diventi un appuntamento fisso a Milano!!!!!







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8° Edizione Taste - Firenze 9/11 Marzo




La più bella ed interessante fiera a cui abbiamo mai partecipato!!! Anzi è sbagliato chiamarla Fiera....è Il Salone dedicato alle eccellenze del gusto e del food lifestyle.



Taste, giunta quest'anno alla ottava edizione, è nata da un'idea del Gastronauta Davide Paolini ed organizzata da Pitti Immagine nella bellissima cornice di Stazione Leopolda a Firenze.

La Ricetta che rende questo evento unico è fatta da ottimi ingredienti:
  • Un meraviglioso allestimento semplice ed essenziale con una straordinaria attenzione ai particolari

  • un'organizzazione perfetta che dimostra grande rispetto per tutti gli espositori. In questo modo tutti lavorano con entusiasmo e con la consapevolezza che il proprio valore è stato riconosciuto dagli organizzatori e da tutti i visitatori: orari umani, assistenza attenta e disponibile.....un'altra vita rispetto a tante altre manifestazioni

  •  visitatori interessati ed interessanti: abbiamo avuto l'onore di incontrare chef stellati e grandi personalità, come Paolo Parisi, tutti curiosi di ascoltare ed assaggiare!!!!! 
  • servizi eccellenti offerti ai visitatori che hanno potuto gustare le specialità offerte dai produttori ma anche trascorrere del tempo nel bellissimo Spazio Alcatraz che ospitava un ottimo ristorante, un "Ring" in cui i protagonisti della cultura contemporanea della tavola si sono confrontati sui temi più curiosi e caldi legati al cibo e al gusto, una bellissima Libreria.


  • una selezione di produttori omogenea e coerente. Gli espositori rappresentavano assolutamente il meglio della produzione alimentare artigianale italiana. Oltre alla qualità anche tanta inventiva, creatività e talento!!!! Un esempio su tutti il produttore di marmellate di Pitture per Papille: un'idea molto innovativa per confezionare marmellate fatte secondo la migliore tradizione emiliana


  • proposte..."geniali" presentate oltre al cibo. Per esempio la maglietta Altriluoghi dipinta con colori estratti dalle verdure - carote, spinaci...- completata da originalissime etichette: ritagliata da strofinacci di cucina con trascritte alcune ricette oppure fatta di carta che una volta bagnata germoglia....arte, tecnologia, buon gusto e tanto talento!!!


Ringraziamo l'organizzazione e l'ideatore di questo bellissimo Salone !!!!!





































Ciabelline Dolci

Anche queste ciambelline hanno sempre la stessa origine, il ricettario di Nonna Misa.
Mia nonna era un tipo pratico e spesso le sue creazioni culinarie la rispecchiano: semplici ma buone!
Questa ricetta è molto facile anche nella lista degli ingredienti.
Si utilizza come misura un contenitore a scelta: una tazza, un bicchiere.....che viene riempito con gli ingredienti. Poi Farina quanto basta per fare un impasto morbido e semi di anice a piacere. Fatto!!!
In questa essenzialità si ritrova il saper fare, il buon senso proprio delle persone di qualche tempo fa; di chi le cose le sperimentava e le migliorava facendo.
Per noi è una ricetta bellissima perchè vede convivere in perfetto equilibrio il Verdicchio di Matelica e l'Olio, i prodotti della mia famiglia.....ma questa è un'altra storia! Passiamo alla ricetta.

Ecco gli ingredienti:
  • Una tazza di Olio Extra Vergine Del Carmine
  • Una tazza di Verdicchio di Matelica Borgo Paglianetto "Petrara"
  • Una tazza di Zucchero
  • Farina q.b.
  • Semi di Anice
Preparazione
  • fare una fontana con la farina ed aggiungere zucchero, semi di anice, Verdicchio ed infine l'Olio
  • confezionare le ciambelline
  • infornarle a 160° per 15 minuti.  Dopo circa 10 minuti, girare le ciambelline
Ed ecco pronte le Ciambelline all'Anice! Sono adatte per dolci merende ma anche per accompagnare un vino dolce 




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